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Apostoli Informazioni storiche chi erano

Catechesi Quinta Parte
LA  MEMORIA DEGLI APOSTOLI
 
A Scopo informativo vi mettiamo a conoscenza sulla vita di ciascun apostolo. La tradizione ecclesiastica conserva anche le biografie degli apostoli, e custodisce le notizie riguardanti la loro vita oltre naturalmente ad averle sempre rese pubbliche. Diamo qui di seguito dei brevi cenni sulla vita degli apostoli, perché essi sono le 12 colonne della Chiesa che si basa su Cristo.

 
Informazioni  sugli  APOSTOLI
 
Cerchiamo di dare qualche informazione sommaria sulla vita degli Apostoli.
Fonte: Biblioteca Sanctorum, Città Nuova - 13 vol.
Gli apostoli sono così citati nei seguenti documenti canonici
 
Dopo il suicidio di Giuda Iscariota, il collegio dei Dodici fu reintegrato con l’elezione di Mattia, narrata in At 1,15-26
 
Li presentiamo in ordine alfabetico

 
ANDREA
 
Nacque a Betsaida (Gv 1,44) in ambiente ellenistico. Questo spiega il nome, molto raro per un ebreo.
 
Secondo Mt 4,18 e Mc 1,29 esercitava il mestiere di pescatore con il padre Giona e il fratello Simone-Pietro.
 
Seguace del Battista, quando questo indicò Gesù come  "l'agnello di Dio", incuriosito lo seguì. Quell'incontro fu decisivo: Andrea credette in lui e gli condusse Simone, che fu denominato Pietro (Gv 1,35-42).
 
Nel gruppo dei Dodici Andrea non fu un elemento di spicco; non sono molti gli episodi evangelici che si riferiscono esplicitamente a lui. Solo qualche volta appare distinto dagli altri (Mc 13,3; Gv 6,8-9; 12,20-23). In At 1,13 è citato con gli altri apostoli come presente nel cenacolo dopo l’Ascensione di Gesù.
 
Non si posseggono elementi storici del tutto sicuri per ricostruire la sua attività dopo la Pentecoste:
 
-     nel Frammento Muratoriano si dice che Giovanni sarebbe stato indotto proprio da Andrea a scrivere un racconto dei fatti e dei detti di Gesù;
 
-     Origene, citato dallo storico Eusebio di Cesarea (Hist. Eccl. III,1) afferma che Andrea svolse il suo apostolato nella Scizia, regione posta fra il Danubio e il Don, nel Ponto Eusino, nella Cappadocia, nella Galazia e nella Bitinia;
 
-     secondo san Girolamo, da queste regioni sarebbe passato in Acaia, regione privilegiata della sua attività; inoltre sarebbe stato consacrato vescovo a Patrasso, dove avrebbe subito il martirio, inchiodato a una croce a forma di X.
 
     La leggenda si impadronì della sua vita: già tra la fine del II secolo e l’inizio del III circolavano “Atti di sant’Andrea”, giunti rimaneggiati fino a noi (citati da Eusebio - Hist. Eccl. III, 25,16). Si tratta però di racconti romanzeschi, di contenuto prevalentemente ereticale, sorti tra gli Encratiti e diffusi anche tra i Manichei (s. Agostino, De fide contra Manich.).
 
BARTOLOMEO
 
Riguardo a questo apostolo va rilevata una singolarità: il suo nome ricorre nei Sinottici (Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,14) associato a Filippo, e in At 1,13, mentre nel vangelo di Giovanni troviamo, come amico di Filippo, Natanaele (chiamato da Gesù dopo Andrea, Simone-Pietro e Filippo), mentre non vi compare il nome Bartolomeo.
 
Probabilmente Bartolomeo è da identificare con Natanaele: si tratterebbe della stessa persona con due nomi, come accadeva frequentemente in quei tempi: Natanaele era il nome personale e Bartolomeo il “cognome” (Bartolomeo = Bar-Talmai: figlio di Talmai, come Simone Bar-Jona).
 
Di Cana in Galilea (Gv 21,2), dove ancora oggi gli è dedicata una chiesa crociata, la sua chiamata è narrata in Gv 1,45-51.
 
Gesù ha per lui un’espressione di elogio (Gv 1,47) e gli si rivela come conoscitore dei suoi pensieri. Bartolomeo/Natanaele risponde con una dichiarazione di riconoscimento della figliolanza di Dio e della regalità di Gesù (Gv 1,49).
 
Secondo la tradizione, il suo apostolato fu molto attivo in quanto gli sono attribuiti lunghi viaggi missionari, ma nulla di preciso e documentato è a nostra disposizione:
 
-       Eusebio di Cesarea afferma che Panteno, del Didaskaleion di Alessandria, trovò in India il vangelo di Matteo in aramaico, dove sarebbe stato portato da questo apostolo.
 
-       Un riscontro di questa notizia si ha in Girolamo (“De viris illustribus”). Tuttavia, è da stabilire se per “India” si intendessero le regioni prossime all’Etiopia (Rufino e Socrate) o l’Arabia Felice (Pseudo-Girolamo):
 
-       Lo Pseudo-Crisostomo racconta che Bartolomeo convertì gli Licaonicesi; altri di una sua missione in Asia Minore, da dove si sarebbe spostato in Mesopotamia e Partia; giunto in Armenia, dopo avere convertito il fratello del re ed esorcizzato la di lui figlia, sarebbe stato martirizzato per ordine del successore re Astiage.
 
     Diverse sono le tradizioni sul tipo di supplizio: crocifissione, decapitazione, scuoiamento (cui si riferiscono le numerose rappresentazioni artistiche di questo apostolo).
 
FILIPPO
 
Originario di Betsaida come i due fratelli Simone-Pietro e Andrea. Dei quattro vangeli canonici, soltanto quello di Giovanni ci dà informazioni sulla sua vita:
 
-     1,43-51: discepolo del Battista (come sembra), fu tra i primi ad essere chiamato da Gesù, al quale presentò Natanaele-Bartolomeo;
 
-     6,5 segg.: Gesù si rivolge a lui per la prima moltiplicazione dei pani;
 
-     12,21 segg.: alcuni pagani si rivolgono a lui per essere presentati a Gesù;
 
-     14,7-12: dopo l’ultima cena, nel discorso di addio, chiede a Gesù di mostrare il Padre agli apostoli.
 
     Da At 2,1 risulta che è tra coloro che ricevono lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste.
 
     Da questo momento possiamo utilizzare soltanto le notizie, non sempre concordanti, fornite dalla tradizione. Alcune fonti lo confondono con Filippo diacono di Cesarea di cui si parla in At 6,5; 8,5-40; 21,9.
 
     Alcuni studiosi, dal fatto che di lui parla solo il 4° vangelo, hanno dedotto che egli abbia dimorato e sia morto in Asia Minore, particolarmente ad Efeso, dove Filippo era onorato come uno dei luminari dell’Asia.
 
     Esiste però una tradizione più sicura, secondo la quale egli evangelizzò la  Frigia dopo avere predicato in Scizia e Lidia.
 
     Tutti sono concordi nel porre a Gerapoli (oggi Pamùkkale), in Frigia, la sua ultima dimora insieme a due delle tre figlie. Una conferma di ciò è data da Polìcrate, vescovo di Efeso nella 2a metà del II secolo, in una sua lettera a papa Vittore.
 
Con lui concordano Teodoreto di Ciro, Niceforo, Girolamo.
 
Papia, vescovo di Gerapoli, conobbe le figlie di Filippo e da esse apprese (secondo Eusebio) che un morto era stato risuscitato da lui. Su questa notizia concordano Niceforo e Clemente di Alessandria.
 
Quanto alla morte, contrariamente a ciò che afferma Clemente di Alessandria, ossia che Matteo, Tommaso e Filippo morirono di morte naturale, la maggior parte dei documenti antichi attestano che questo apostolo fu martirizzato a Gerapoli sotto Domiziano, crocifisso a testa in giù e lapidato, all’età di circa 87 anni.
 
 
GIACOMO il Maggiore
 
Di Betsaida, pescatore, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni apostolo, l’autore del 4° vangelo. Insieme al fratello e a Simone-Pietro fu testimone di alcune della più importanti azioni di Gesù (risurrezione della figlia di Giairo, trasfigurazione, agonia nel Getsemani).
 
Abbiamo tradizioni contrastanti sulla sua attività missionaria in Spagna. La fonte più sicura a questo proposito è il “Breviarium Apostolorum” bizantino, divulgato nella versione latina nel VII secolo, dove compare un’aggiunta (che non c’è nell’originale greco) attestante tale attività.
 
Fu decapitato per ordine di Giulio Agrippa I, nipote di Erode Antipa, intorno all’anno 42 (Atti 12,2).
 
Antica è la venerazione per questo apostolo in Spagna: del trasferimento del suo corpo da Gerusalemme alla Galizia spagnola parla per la prima volta il Martirologio di Floro (IX secolo), facendosi eco di precedenti tradizioni locali relative alla predetta venerazione.
 
GIACOMO di Alfeo
 
Nel Nuovo Testamento sono nominati due “Giacomo”: l’uno, figlio di Alfeo e l’altro denominato “fratello del Signore” (Mt 13,55; Mc 6,3).
 
In ambiente orientale si ritenne che Giacomo “fratello del Signore”, e Giacomo figlio di Alfeo, l’apostolo, fossero due persone distinte. La distinzione, forse introdotta, fra il II e il III secolo, dagli scritti pseudo-clementini, fu poi seguita da Eusebio (Hist. Eccl. I, 12), da Giovanni Crisostomo e, fra i latini, da Girolamo nei suoi ultimi scritti.
 
I Padri greci sostennero invece l’identità dei due Giacomo (Ireneo, Clemente Aless., Didimo cieco, Atanasio, Cirillo di Gerusal., Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro).
 
In Occidente si ammise quasi all’unanimità che fossero la stessa persona.
 
Dell’apostolo Giacomo figlio di Alfeo, considerato come personaggio distinto dal Giacomo “fratello del Signore”, non si sa praticamente nulla. Se invece lo si identifica con il parente di Gesù, molti particolari della sua vita e della sua morte sono offerti dalla tradizione ecclesiastica (Eusebio, Egesippo), dove sono evidenziati soprattutto la sua santità e il suo zelo anche in favore degli ebrei.
 
Resse la chiesa di Gerusalemme fino al 62, quando fu martirizzato dal sommo sacerdote Hanan II, che approfittò dell’intervallo fra la morte del procuratore romano Festo e l’arrivo del successore Albino per processarlo e farlo uccidere, precipitandolo dal pinnacolo del tempio e poi finendolo a sassate (Eusebio).
 
Un riferimento alla sua morte è riportato anche da Giuseppe Flavio (Ant. Giud. XX, 9,1).
 
GIOVANNI
 
Fratello di Giacomo il maggiore, figlio di Zebedeo, pescatore; autore/fonte del quarto vangelo, di tre lettere e dell’Apocalisse.
 
Giudicato come illetterato e popolano (At 4,3), sembra tuttavia che avesse conoscenze nelle alte sfere sacerdotali (Gv 18,15-16).
 
Secondo Girolamo e Agostino restò vergine. Già discepolo del Battista, fu tra i primi che seguirono Gesù (Mt 4,20 e forse Gv 1,35-42).
 
Ebbe un posto speciale fra i Dodici insieme a Simone-Pietro e il fratello Giacomo; come tale assistette ad alcuni dei fatti più importanti dell’attività di Gesù, che ebbe per lui una particolare predilezione. Nel 4° vangelo è da identificare con quello che l’autore designa come “il discepolo che Gesù amava”.
 
Merita ricordare soprattutto alcuni dati:
 
-          con Pietro seguì Gesù al processo;
 
-          unico fra gli apostoli e discepoli, assistette alla morte di Gesù vicino a Maria, che gli fu affidata da Gesù stesso;
 
-          con Pietro ricevette da Maria di Màgdala il primo annuncio della risurrezione (Gv 20,2), accorse al sepolcro e per la disposizione dei lini credette alla risurrezione (Gv 20,6-9);
 
-          all’apparizione di Gesù sul lago di Tiberiade fu il primo a riconoscere il Risorto (Gv 21,1-13);
 
-          nella stessa occasione assistette alla conferma del primato a Pietro (Gv 21,15-18) e ascoltò la risposta di Gesù alla domanda di Pietro circa la durata della propria vita (vv. 21-23). Ne parla anche il libro degli At:
 
-          At 3,1-8: guarigione di uno storpio da parte di Pietro
 
-         At 4,19 segg.: fatto catturare con Pietro dal Sinedrio
 
-         At 5,18-42: nuovamente incarcerato a causa della predicazione, poi flagellato
 
-          At 8,14 segg. inviato con Pietro in Samaria per consolidare la fede già diffusa dal diacono Filippo. In Gal 2,9 è qualificato da Paolo come una delle colonne della chiesa di Gerusalemme.
 
Dopo pochi anni lasciò Gerusalemme e andò ad evangelizzare l’Asia Minore, dove resse la chiesa di Efeso e le comunità circostanti (Ireneo, Clemente Aless., Polìcrate vescovo di Efeso, Giustino, Eusebio).
 
Non subì il martirio, ma fu colpito dalla persecuzione di Domiziano intorno al 95 (Ireneo): si narra che a Roma fu gettato in una botte di olio bollente, da cui uscì illeso (Tertulliano, Girolamo).
 
Dopo la morte dell’imperatore, ritornò a Efeso, dove morì vecchissimo, sotto Traiano (Girolamo).
 
MATTEO
 
È denominato Matteo in Mt 9,9-13, Levi in Mc 2,14-17 e Lc 5,27-32. L’identità di Matteo con Levi è fuori discussione.
 
Nello stesso testo di Matteo 9,9-13 si dice che esercitava a Cafarnao la professione di pubblicano, ossia di esattore delle imposte. In quanto tale era considerato un peccatore, sia  perché maneggiava denaro di pagani (i Romani occupanti) e quindi impuro, sia perché i pubblicani esercitavano la loro attività in modo esoso, con cupidigia e vessazioni.
 
Secondo Eusebio di Cesarea, Origene, Papia e Ireneo, Matteo-Levi compose un vangelo nella lingua parlata dagli ebrei del tempo. Eusebio scrive: “...Matteo infatti, che predicò dapprima agli ebrei, donò ad essi il suo vangelo, composto nell’idioma patrio, quando fu in procinto di recarsi in altri paesi, e con esso supplì alla sua presenza personale presso coloro che lasciava”.     L’originale di tale vangelo, andato perduto, fu poi tradotto in greco, non si sa da chi.
 
Non si conoscono con esattezza le regioni evangelizzate da Matteo, né le modalità della sua morte:
 
-       circa la sua attività evangelizzatrice, secondo alcune fonti (Rufino, Euterchio, Socrate, Breviario Romano) andò in Etiopia; secondo altri (Ambrogio, Paolino da Nola) predicò in Persia; secondo altri ancora, nel Ponto, in Siria, Macedonia, Irlanda;
 
-       circa la morte, lo gnostico Eracleone (la cui affermazione è riportata senza contestazioni da Clemente Alessandrino) Matteo morì di morte naturale; molti invece, pur non concordando sul genere di supplizio, ritengono che sia stato martirizzato. A tale proposito esistono diverse “passioni” apocrife: una di queste (Legenda Aurea) sostiene che Matteo sia stato fatto uccidere dal re di Etiopia Hirtaco mentre celebrava l’eucaristia.
 
Secondo il Martirologio Romano, evangelizzò l’Etiopia e vi subì il martirio.
 
MATTIA
 
È ricordato soltanto in At 1,15-26 come colui che fu estratto a sorte per sostituire Giuda il traditore e così ricostituire il collegio dei Dodici.
 
Certamente fu al seguito di Gesù fin dall’inizio della sua attività pubblica, secondo il criterio di scelta indicato nel testo di Atti sopra citato. Probabilmente faceva parte dei 72 discepoli di cui parla Lc 10,1, come afferma Eusebio, ed era uno dei più in vista se fu scelto come candidato insieme a Giuseppe Barsabba soprannominato Giusto.
 
Alcune fonti lo identificano erroneamente con Zaccheo o Barnaba o Natanaele, o altri.
 
Il suo nome, non si sa perché, fu molto in onore negli ambienti gnostici d’Egitto, che gli attribuirono la paternità di alcuni scritti apocrifi, di cui ci sono pervenuti frammenti citati da alcuni Padri. Esistono anche “Atti” apocrifi che lo riguardano. Infine, nel 1945, nell’antica borgata di Kenoboskion nell’alto Egitto, presso la cittadina di Nag Hammadi, fu scoperta una biblioteca gnostica di cui faceva parte anche un’operetta intitolata “Libro di Tommaso: parole segrete dal Salvatore a Giuda Tommaso e consegnate da Mattia”.
 
Circa la sua morte, si hanno notizie contrastanti: secondo lo gnostico Eracleone, citato da Clemente Alessandrino, morì di morte naturale; invece secondo Niceforo (Hist. Eccl. II, 40) predicò e subì il martirio in Etiopia; secondo altri ancora, dopo avere predicato agli ebrei di Palestina, fu lapidato come nemico della legge mosaica.
 
Nelle rappresentazioni pittoriche compare spesso con una scure: secondo una leggenda, non essendo morto per la lapidazione, sarebbe stato decapitato da un soldato romano.
 
SIMONE - PIETRO
 
Data la notorietà di questo apostolo, diamo soltanto alcune notizie essenziali.
 
Nato a Betsaida in Galilea, sposato, esercitava la pesca nel lago di Tiberiade, con residenza a Cafarnao, insieme al fratello Andrea, quando, già discepolo di Giovanni Battista (Gv 1,40-42) fu chiamato da Gesù, che gli diede il nome di Pietro.
 
Dopo il banchetto di Cana (Gv 2,1-11) e una pesca miracolosa (Lc 5,1-11) non lasciò più Gesù, fece parte di un ristretto gruppo di prediletti insieme a Giovanni e Giacomo e, come tale, assistette agli episodi più importanti dell’attività di Gesù (risurrezione della figlia di Giairo, trasfigurazione, agonia nell’orto degli ulivi).
 
Di carattere impulsivo e passionale, riconobbe in Gesù il Cristo, il Figlio di Dio (Mt 16,16). Per questa confessione, avvenuta a Cesarea di Filippo, Gesù lo definì Kefa = pietra/roccia, gli attribuì una posizione di preminenza sugli altri apostoli con la promessa delle chiavi del Regno dei cieli e il potere di “legare e sciogliere”, e gli diede una preparazione speciale e privilegiata rispetto agli altri, che andò intensificandosi sul finire della vita terrena di Gesù.
 
Quando Gesù fu catturato, lo rinnegò. Quando Maria di Màgdala portò la notizia del sepolcro vuoto, andò con Giovanni al sepolcro e constatò che vi erano soltanto i lini sepolcrali ed il sudario, ma a quella vista tornò indietro perplesso, a differenza di Giovanni, che invece credette alla risurrezione.
 
Da Lc 24,34 e 1 Cor 15,5 sappiamo che Gesù risorto apparve a lui solo almeno una volta.
 
Prima di ascendere al cielo Gesù gli chiese per tre volte di pascere le sue pecore e di confermargli il suo amore; inoltre gli predisse, in modo un po’ oscuro, di quale morte sarebbe morto (Gv 21).
 
Dai primi 12 capitoli degli Atti e dalla lettera di Paolo ai Gálati si ricavano notizie sul ruolo di Pietro nel collegio apostolico e nell’attività missionaria. In sintesi ricordiamo che Pietro:
 
-       fu ispirato ad ammettere nella comunità cristiana i pagani (At 10: battesimo di Cornelio );
 
-       nel concilio di Gerusalemme affermò il principio della libertà evangelica di fronte alla legge mosaica (At 15,7-11);
 
-       da lui si recò Paolo, dopo una lunga permanenza nel deserto, per avere conferma circa l’ortodossia della propria predicazione, confrontandola con quella di Pietro (Gal. 1,18);
 
-   tuttavia, proprio sulla pratica applicazione di quel principio fondamentale egli si scontrò con Paolo ad Antiochia (Gal 2).
 
Circa la sua attività missionaria, da Gal 2,7 sembra potersi dedurre che Pietro operò soprattutto in ambiente ebraico. La sua notorietà doveva essere molto grande, perché è conosciuto a Corinto (1 Cor 1,12) e in Galazia (Gal 2), dove probabilmente non era andato.
 
La tradizione antica non gli ha riconosciuto un primato nella comunità di Gerusalemme, retta per molti anni da Giacomo il Minore, “fratello del Signore”, mentre ha sempre visto Pietro come apostolo missionario ad Antiochia e a Roma. Di lui come primo vescovo di Antiochia parla per la prima volta san Girolamo (De viris Ill.), che probabilmente riprese una notizia molto meno esplicita contenuta nel “Chronicon” di Eusebio di Cesarea. Questa notizia fu ripresa da più fonti latine e greche, ma sembra essere senza solido fondamento.
 
Piuttosto, Pietro ha legato il proprio nome a Roma. Oggi, dopo lunghe polemiche, il fatto della venuta di lui in questa città, quando già esisteva una comunità cristiana il cui fondatore è ignoto, è un dato storico sicuro. Su questo punto la tradizione è veramente imponente e risale agli inizi della letteratura cristiana.
 
Così pure, la tradizione cristiana antica ha collegato l’attuale vangelo di Marco a Pietro, nel senso che egli fornì all’autore gran parte delle notizie, o, addirittura, nel senso che egli stesso ne sia stato l’autore (Carmignac).
 
Il suo martirio è affermato da una tradizione antichissima (Clemente Rom., Ad Corinthios 5,1-5; Dionigi vescovo di Corinto, citato da Eusebio di Cesarea in Hist. Eccl. II,25,8); sussistono dubbi circa l’anno, ma è certo che la sua morte avvenne sotto Nerone mediante crocifissione a testa in giù (Eusebio, Hist. Eccl. III,1,2; Origene, san Girolamo, De viris Ill. I). Ne parla anche il pagano Porfirio nella sua confutazione del Cristianesimo.
 

SIMONE il Cananeo o lo Zelota
 
È denominato “il cananeo” in Mt 10,4 e Mc 3,18, e “lo zelota” in Lc 6,15 e At 1,13.
 
Il significato dei due appellativi è identico: “ardente di zelo” per la legge e per la pratica del culto. Va infatti precisato che il termine “cananeo” non significa “di Cana”.
 
Molti lo identificano con il Simone “fratello del Signore” citato in Mt 13,55 e Mc 6,3 come Simeone, fratello di Giacomo il Minore, denominato anch’egli “fratello del Signore”, al quale sarebbe succeduto alla guida della chiesa di Gerusalemme; invece, bizantini e copti lo identificano con Natanaele di Cana e con il direttore di mensa alle nozze di Cana.
 
Secondo i bizantini avrebbe predicato in Africa e in Inghilterra, ma si tratta di fonti prive di autorità.
 
I latini e gli armeni lo fanno operare e morire in Armenia; Fortunato (VI secolo) scrive che Simone e Giuda sono sepolti in Persia, dove, secondo le storie apocrife degli apostoli, sarebbero stati martirizzati a Suanir. Conforme è il “Martirologio” di Gerolamo.
 
Le tradizioni conservate dal Breviario Romano affermano che Simone predicò in Egitto e, con Giuda, in Mesopotamia, dove insieme subirono il martirio; conformi sono i Bollandisti. Il monaco Epìfane (IX secolo) afferma che in Bòsforo esistevano delle reliquie di questo apostolo e a Nicopsis (Caucaso occidentale) c’era un’altra sua tomba, in una chiesa a lui dedicata, eretta dai greci tra il VI e il VII secolo.
 
Circa il supplizio, nelle molte raffigurazioni pittoriche appare segato in due, anziché sgozzato come affermano alcune tradizioni; per questo ha come attributo una sega.
 
TADDEO/GIUDA
 
Secondo gli antichi commentatori è da identificare con Giuda, fratello di Giacomo e di Simone/Simeone, citati in Mt 13,55 e Mc 6,3.
 
È nominato particolarmente in Gv 14,22, dove egli chiede a Gesù perché si sia manifestato soltanto agli apostoli e non a tutto il mondo.
 
Secondo la più consolidata tradizione, avrebbe predicato in Palestina e nelle regioni vicine. Notizie più tardive ne pongono la predicazione in Arabia, Mesopotamia, Armenia e Persia.
 
Secondo alcune fonti, sarebbe morto di morte naturale a Edessa; secondo altre, specialmente siriache, sarebbe stato martirizzato a Beirut.
 
TOMMASO
   
Detto “didimo”, cioè “gemello” (Gv 11,16; 20,24; 21,2). Ci dà particolari della sua vita soltanto il vangelo di Giovanni, che lo presenta come un uomo ricco di slancio, attaccamento a Gesù e senso pratico:
 
-            Gv 11,16: episodio della morte di Lazzaro
 
-            Gv 14,5: interroga Gesù circa la via per arrivare al luogo in cui Gesù stesso sta per recarsi, ossia il Padre
 
-            Gv 20,24 sgg.: non crede all’apparizione di Gesù risorto
 
-            Gv 20,26-29: professa la propria fede in Gesù “Signore e Dio” quando egli riappare otto giorni dopo
 
-            Gv 21: è tra gli apostoli che stanno pescando quando Gesù appare sul lago di Genezareth.
 
Secondo Eusebio, egli è uno degli apostoli che Papia, vescovo di Gerapoli, interrogava sulla dottrina di Gesù; inoltre, a lui sarebbe stata assegnata la Persia come regione da evangelizzare.
 
La tradizione più comune (Gregorio di Nazianzo, Orazione 33 “Ad Arianos”; Niceforo, Eusebio, Hist. Eccl. II, 40) gli attribuisce la predicazione e il martirio in India, forse trafitto da una lancia.
 
Conformi a questa tradizione sono alcune notizie fornite da Marco Polo e dal poeta portoghese Camoens.
 
Nei pressi della città indiana di Madràs esiste una località denominata “san Tommaso di Mailapur”, in cui si trova una croce con un’iscrizione del VII secolo in antico persiano, che indica il luogo del suo martirio.
 
Con il nome di questo apostolo sono stati composti alcuni scritti apocrifi di ambiente gnostico: un vangelo sull’infanzia di Gesù, un libro di “Atti”, un’apocalisse.
 
Secondo alcune fonti antiche (Efrem, “Cronaca di Edessa”; Egeria; gli storici Socrate, Rufino, Sozomeno) le sue reliquie furono traslate dall’India a Edessa in Mesopotamia. Conforme è il “Martirologio” di Gerolamo.
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